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Ignazio Piussi

Data di nascita
22 aprile 1935
Data di morte
11 giugno 2008
Luogo di nascita
Pezzeit, Val Raccolana, Italia
Professione
Recitazione
Età
73 anni
Ignazio Piussi

Biografia

Ignazio Piussi, nato il 22 aprile 1935 a Pezzeit, in Val Raccolana, è uno dei grandi alpinisti italiani della generazione 1950-1970. Ultimo di dieci figli, in una famiglia in cui il nonno Giuseppe e lo zio Osvaldo erano già guide e alpinisti locali, crebbe circondato dalle montagne, lavorando fin da giovanissimo nell'azienda agricola di famiglia. Dotato di un fisico possente, inizialmente si dedicò allo sport agonistico, praticando con ottimi risultati il ​​salto con gli sci e lo sci di fondo, poi il biathlon e persino il bob, prima che una grave lussazione della spalla nel 1954 a Cortina ponesse fine a questa carriera e lo indirizzasse definitivamente all'alpinismo. Le sue prime ascensioni di rilievo avvennero ancora adolescente con Lorenzo Bulfon e i fratelli Perissutti nelle Alpi Giulie, il suo terreno di gioco naturale. Negli anni '50 e '60, Piussi si affermò come uno scalatore di alto livello, rinomato per la sua forza, resistenza e l'uso parsimonioso dei chiodi. Aprì vie storiche sulle pareti dello Jóf Fuart, della Cima Veunza e, soprattutto, della Torre Trieste, considerata il suo vero capolavoro. Dopo il servizio militare nell'artiglieria da montagna, lavorò come boscaiolo, continuando ad aprire vie difficili e a completare salite in solitaria, come la via Deye-Peters alla Torre Madre dei Camosci. Fuori dal suo Friuli natale, si dimostrò formidabile anche nell'arrampicata artificiale, distinguendosi in particolare nelle Dolomiti e sulle principali pareti alpine. Le ambizioni di Piussi si estendevano oltre le Alpi: partecipò alla prima spedizione italiana in Antartide alla fine degli anni '60, e poi alla grande spedizione del 1975 al Lhotse, guidata da Riccardo Cassin, al fianco, tra gli altri, di Reinhold Messner. Messner avrebbe poi definito Piussi l'alpinista più forte degli anni '60, sottolineando sia la sua eccezionale potenza che la sua abilità nell'arrampicata su roccia. Ossessionato dalla parete nord dell'Eiger, tentò la famosa Nordwand tredici volte, sempre ostacolato da condizioni meteorologiche atroci, che contribuirono a forgiare la sua leggenda di alpinista tenace. Tra le sue imprese meno note c'è la traversata in giornata del massiccio del Monte Bianco, da Chamonix alle vette del Dôme du Goûter, del Monte Bianco, del Mont Maudit e del Mont Tacul, prima di tornare attraverso la Vallée Blanche – un'impresa ancora oggi considerata un'impresa "veloce e leggera" di alto livello. Uomo riservato e schietto, Ignazio Piussi parlava raramente delle proprie imprese, il che spiega perché sia ​​rimasto relativamente sconosciuto fuori dall'Italia per così tanto tempo. La sua eredità è stata riportata alla ribalta dal libro e dal film "Ladro di Montagne" di Nereo Zeper, nonché dal documentario "Abîmes" di Gilbert Dassonville, con Roberto Sorgato, che racconta la loro avventura del 1961 nella prima salita invernale della parete nord della Cima Ovest di Lavaredo, nelle Dolomiti. Il film è stato premiato al Trento Film Festival nel 1973. Nell'ultima parte della sua vita, ha gestito il rifugio Malga Gregnedul vicino a Sella Nevea. Ignazio Piussi è morto a Gemona l'11 giugno 2008, all'età di 73 anni, lasciando dietro di sé l'immagine di un alpinista potente e modesto, considerato dai suoi contemporanei una delle figure più grandi del mondo verticale del dopoguerra.

Conosciuto anche come

Игнацио Пиуссиإغنازيو بيوسي

Filmografia